﻿{"id":2581,"date":"2017-06-19T20:19:12","date_gmt":"2017-06-19T18:19:12","guid":{"rendered":"https:\/\/italyun.esteri.it\/news\/dalla_rappresentanza\/2017\/06\/assemblea-generale-dibattito-di\/"},"modified":"2017-06-19T20:19:12","modified_gmt":"2017-06-19T18:19:12","slug":"assemblea-generale-dibattito-di","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/italyun.esteri.it\/it\/news\/dalla_rappresentanza\/2017\/06\/assemblea-generale-dibattito-di\/","title":{"rendered":"Assemblea Generale &#8211; Dibattito di Alto Livello in commemorazione di Giovanni Falcone"},"content":{"rendered":"<p>Intervento pronunciato dal Ministro della Giustizia, On. Andrea Orlando, al Dibattito di Alto Livello sul Crimine Organizzato Transnazionale in occasione della commemorazione all\u2019Assemblea Generale ONU del 25\u00b0 anniversario dell\u2019uccisione del Giudice Giovanni Falcone &#8212;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La criminalit\u00e0 organizzata transnazionale si evolve, cambia pelle, reagisce ai cambiamenti della societ\u00e0 e dell\u2019economia. Per questo l\u2019azione di prevenzione e di contrasto deve a sua volta innovarsi. La sua innovazione, lo ricordava Giovanni Falcone, cammina sulle gambe degli uomini. Naturalmente, soprattutto, sulle gambe di uomini straordinari come lui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sua capacit\u00e0 di innovare le indagini, rispondendo ai cambiamenti delle organizzazioni criminali, caratterizz\u00f2 tanto la sua opera di magistrato quanto la sua attivit\u00e0 di Direttore generale degli affari penali presso il Ministero della giustizia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giovanni Falcone non fu soltanto un magistrato e un uomo delle istituzioni, non fu un visionario. Fu un intellettuale che seppe leggere il fenomeno mafioso, interpretarlo, comprenderlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sentenza capitale che lo ha riguardato, non fu soltanto una vendetta, per i risultati ottenuti: aveva l\u2019obiettivo di impedire a quel cervello di continuare a pensare. Vengono alla mente le parole che un dittatore italiano rivolse ad un altro grande italiano che si chiamava Antonio Gramsci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sentenza capitale decisa da Cosa nostra fu eseguita, come noto, il 23 maggio del 1992, pochi mesi dopo la sentenza della Corte di Cassazione che conferm\u00f2 le condanne irrogate nel primo maxi-processo, celebrato a Palermo contro centinaia di appartenenti all\u2019organizzazione mafiosa siciliana. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino per questo pagarono con la vita, ma con la decisione della Corte di Cassazione, mor\u00ec la convinzione<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che la mafia fosse invincibile e trov\u00f2 conferma un metodo di lavoro innovativo e fecondo. Si ruppero molte omert\u00e0, collusioni, sottovalutazioni e io credo che quell\u2019episodio possa essere un episodio di riferimento per tanti altri Paesi che oggi sono sotto il giogo di grandi organizzazioni criminali, che sembrano poter determinare il bello e il cattivo tempo della vita pubblica di quel Paese. Non rassegniamoci, perch\u00e9 quelle vicende ci hanno insegnato che non \u00e8 consentito rassegnarsi e che si pu\u00f2 vincere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Venticinque anni dopo, molto \u00e8 cambiato nella lotta alla criminalit\u00e0 organizzata. Il livello di conoscenza e di consapevolezza tra i cittadini \u00e8 maggiore. \u00c8 maturata, a livello internazionale, la consapevolezza della stretta interrelazione tra crimine organizzato e sviluppo sostenibile, tanto che l\u2019Agenda per lo Sviluppo Sostenibile per il 2030 ha incluso tra le sue priorit\u00e0 la lotta ad ogni forma di crimine organizzato, la riduzione dei flussi di capitali illeciti e di armi, il rafforzamento del contrasto patrimoniale alle organizzazioni criminali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questi venticinque anni, le mafie sono sempre pi\u00f9 globali, sfidando allo stesso tempo gli Stati nel territorio e nei loro meccanismi decisionali. Anche questo aveva previsto Giovanni Falcone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per questo gli Stati debbono cooperare. Anche in questo, Giovanni Falcone fu un pioniere. Il quadro di riferimento internazionale contro il crimine organizzato deve molto alle intuizioni di questo magistrato, a partire dal modello italiano della Direzione Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo. La Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalit\u00e0 organizzata transnazionale, sottoscritta nel corso della Conferenza di Palermo del 2000, \u00e8 impegnata alla realizzazione delle sue intuizioni e delle sue idee. \u00c8 il frutto pi\u00f9 prezioso della sua eredit\u00e0 per la comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dobbiamo raccogliere insieme uno degli insegnamenti pi\u00f9 importanti di Giovanni Falcone, secondo cui il vero \u201ctallone d\u2019Achille\u201d delle mafie \u00e8 la sete di denaro e di profitti: possiamo sconfiggerle se colpiamo la loro capacit\u00e0 di penetrazione economica, che danneggia l\u2019economia sana, alterando la concorrenza e generando disuguaglianze inaccettabili. La lotta al crimine organizzato richiede dunque di affinare le indagini sui patrimoni illeciti, di estendere l\u2019efficacia delle misure di sequestro e confisca dei beni, di favorire un impiego pi\u00f9 dinamico delle risorse confiscate a vantaggio dei cittadini. Sono temi su cui, grazie alle nuove misure legislative e al costante lavoro della magistratura e delle forze dell\u2019ordine, l\u2019Italia si pone con orgoglio all\u2019avanguardia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per fronteggiare le mafie globali, occorre uno sforzo globale. Oggi, il drammatico riproporsi della minaccia terroristica a livello internazionale, ci spinge a rafforzare la collaborazione giudiziaria e lo scambio di informazioni con tutti i Paesi coinvolti. L\u2019Italia \u00e8 pronta a fornire la propria esperienza investigativa, anche sulla repressione dell\u2019eversione politica e dell\u2019estremismo. L\u2019Italia \u00e8 impegnata, a questo riguardo, ad assicurare la piena e universale applicazione della Convenzione di Palermo e dei suoi Protocolli, in particolare quello sul traffico di migranti e contro il traffico di armi. Occorre far proseguire il meccanismo di revisione della Convenzione al pi\u00f9 presto, gi\u00e0 nel 2018. Innovare il lascito di Giovanni Falcone e renderlo sempre pi\u00f9 in grado di combattere le mafie, in tutto il mondo, \u00e8 il modo migliore per corrispondere alla sua eredit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non bastano gli appelli alla cooperazione internazionale dobbiamo dire una brutale verit\u00e0: chi rallenta la cooperazione internazionale per timidezza, per difendere i particolarismi \u00e8 volontariamente o involontariamente complice delle mafie internazionali. Da questo punto di vista gli Stati che rallentano il processo di integrazione si assumono in questa fase storica una responsabilit\u00e0 grandissima. Per questo io credo che noi dobbiamo compiere ogni sforzo, perch\u00e9 un momento cos\u00ec alto, cos\u00ec importante, cos\u00ec bello, del quale io ringrazio l\u2019Assemblea per la sua organizzazione, possa essere anche la molla per una ripresa forte dello scambio di informazioni, di forme di giurisdizione sovranazionali, in grado di essere all\u2019altezza della sovranazionalit\u00e0 del crimine organizzato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Voglio salutare e ringraziare tutti coloro che hanno partecipato a questo momento, ma consentitemi in particolar modo di salutare qui Maria Falcone, la sorella di Giovanni, e tutta la sua famiglia che \u00e8 qui presente, che ci ricorda ogni giorno il suo sacrificio e l\u2019importanza per il nostro Paese e per il mondo.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Intervento pronunciato dal Ministro della Giustizia, On. 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