﻿{"id":4260,"date":"2023-02-01T23:49:35","date_gmt":"2023-02-01T22:49:35","guid":{"rendered":"https:\/\/italyun.esteri.it\/?p=4260"},"modified":"2023-02-02T15:27:44","modified_gmt":"2023-02-02T14:27:44","slug":"intervista-con-lambasciatore-ditalia-alle-nazioni-unite-maurizio-massari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/italyun.esteri.it\/it\/news\/dalla_rappresentanza\/2023\/02\/intervista-con-lambasciatore-ditalia-alle-nazioni-unite-maurizio-massari\/","title":{"rendered":"Intervista con l&#8217;Ambasciatore d&#8217;Italia alle Nazioni Unite, Maurizio Massari"},"content":{"rendered":"<p><em>Si riporta di seguito dell\u2019intervista rilasciata dall\u2019Ambasciatore Maurizio Massari a La Voce di New York e pubblicata in data 1 febbraio 2023<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[Per l\u2019articolo completo si rimanda al <a href=\"https:\/\/lavocedinewyork.com\/onu\/2023\/02\/01\/maurizio-massari-per-riformare-lonu-ce-bisogno-di-un-bagno-di-realismo\/\">sito ufficiale<\/a> del giornale]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Guerra in Ucraina: che cosa pu\u00f2 fare ancora l\u2019Onu?\u00a0 Il\u00a0Consiglio di Sicurezza \u00e8 stato bloccato dai veti\u00a0del Cremlino. L\u2019Assemblea Generale ha approvato risoluzioni di condanna dell\u2019invasione russa, risoluzioni co-sponsorizzate anche dall\u2019Italia: ma come si pu\u00f2 concretamente fermare la guerra dal Palazzo di Vetro?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cL\u2019Onu ha fatto e sta facendo molto per l\u2019Ucraina. Se escludiamo la paralisi del Consiglio di Sicurezza per il veto russo, la verit\u00e0 \u00e8 che con le numerose risoluzioni di condanna votate dall\u2019Assemblea Generale con larga maggioranza, l\u2019Onu si \u00e8 compattata nel condannare questa\u00a0\u00a0aggressione e nel richiedere il ritiro delle truppe russe. Quindi il segnale politico forte \u00e8 stato dato dall\u2019Assemblea Generale. Ma non \u00e8 tutto. C\u2019\u00e8 stata un\u2019azione molto importante e che continua discreta dietro le quinte del Segretario Generale Antonio Guterres, a cui siamo molto grati, insieme al governo turco, per risolvere il problema della sicurezza alimentare, favorendo questa esportazione sia di grano che di fertilizzanti russi e ucraini dal Mar Nero. E questo ha sbloccato una situazione di emergenza alimentare in moltissimi paesi del sud globale. Poi l\u2019accelerazione umanitaria che l\u2019ONU porta avanti nel terreno per alleviare le sofferenze delle persone che sono li con tutte le agenzie. Inclusa la condizione di rifugiati attraverso l\u2019UNHCR. E poi c\u2019\u00e8 anche quello che l\u2019ONU sta facendo nel sistema ONU sul tema dell\u2019 \u201caccountability\u201d, cio\u00e8 della responsabilit\u00e0 per i crimini di guerra. C\u2019\u00e8 una missione dell\u2019ufficio dei diritti umani dell\u2019Onu sul campo che sta raccogliendo\u00a0\u00a0prove e testimonianze di questi crimini commessi e c\u2019\u00e8 anche la Corte Penale Internazionale attiva nel terreno. Quindi c\u2019\u00e8 questo filone di accountability molto importante. L\u2019ONU sta facendo molte cose, l\u2019unica cosa che non riesce a fare almeno per ora \u00e8 quella di fermare la guerra. Questo dipende dai due paesi parte del conflitto e che non intendono rinunciare alla strategia della vittoria militare\u201d.<\/p>\n<p><strong>Resta sempre la grande preoccupazione che questa guerra si possa allargare. Intanto la NATO e l\u2019Europa inclusa l\u2019Italia forniscono pi\u00f9 assistenza militare all\u2019Ucraina. Per qualcuno questo significa rischiare il cataclisma eppure l\u2019aiuto militare al paese aggredito rientra nel diritto internazionale. Ma quanto \u00e8 serio il rischio di un allargamento della guerra con conseguenze incalcolabili?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cL\u2019aiuto che i paesi cosiddetti affini, o \u2018like minded\u2019, alleati, che stanno dando l\u2019aiuto militare all\u2019Ucraina \u00e8 assolutamente legittimo trattandosi di un paese aggredito da una potenza esterna. E quindi gli si da\u2019 gli strumenti per potersi difendere e contrastare questa aggressione. Anche perch\u00e9 se \u00a0si lasciasse conquistare alla Russia il territorio dell\u2019Ucraina, sarebbe un precedente pericoloso per tutto il resto del pianeta. Oltre ad essere una violazione palese dei principi su cui si basa la Carta delle Nazioni Unite. E\u2019 chiaro che in questo aiuto militare che i paesi like-minded stanno dando all\u2019Ucraina, da questi paesi c\u2019\u00e8 la consapevolezza di dover evitare un\u2019escalation militare suscettibile di portare ad un conflitto diretto con la Russia. Noi stiamo dando gli strumenti all\u2019Ucraina per difendersi, ma senza per\u00f2 voler far la guerra alla Russia. Del resto e come abbiamo sempre detto, con la Russia e il popolo russo non c\u2019\u00e8 nessun contenzioso particolare. Il problema \u00e8 la politica sciagurata seguita dalla sua leadership. Anche tutte le offerte di armamenti all\u2019Ucraina tengono molto ben presente che l\u2019obiettivo \u00e8 quello di aiutare l\u2019Ucraina a difendersi ma non a fare una guerra alla Russia\u201d.<\/p>\n<p><strong>Pensa che Guterres abbia ragione quando sostiene di non vedere le condizioni per una trattativa di pace imminente?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cAssolutamente corretto quello che dice Guterres ed \u00e8 anche la constatazione nostra. Al momento non ci sono le condizioni per una pace, che i due contendenti si possano sedere ad un tavolo. Ancora le parti del conflitto ritengono possibile la vittoria militare. La vittoria militare per l\u2019Ucraina significa difendere il proprio territorio, per la Russia significa acquisire manu militari il territorio di un paese sovrano, cosa che \u00e8 assolutamente inaccettabile. Dando le armi di autodifesa all\u2019Ucraina, la nostra intenzione \u00e8 quella di creare le condizioni per far un giorno sedere le due parti al tavolo per avere una pace giusta.\u00a0\u00a0E per giusta intendo che sia compatibile con i principi della carta delle Nazioni Unite\u201d.<\/p>\n<p><strong>Passiamo alla Libia, che prima della guerra in Ucraina, era indicata dai governi di Roma come il problema principale della politica estera italiana. L\u2019Italia \u00e8\u00a0soddisfatta del lavoro finora svolto dell\u2019inviato speciale di Guterres,\u00a0Abdoulaye Bathily?\u00a0 Prima di lui in tanti hanno fallito nella loro missione di stabilizzazione per arrivare alle elezioni\u2026<\/strong><\/p>\n<p>\u201cLa Libia rimane assolutamente prioritaria nelle nostre azioni di politica estera. Come\u00a0dimostra il viaggio appena fatto dal Presidente del Consiglio Meloni accompagnato dal ministro degli Esteri Tajani e dal ministro degli Interni Piantedosi\u00a0e per gli accordi che sono stati firmati. Ecco che l\u2019Italia ha un ruolo diplomatico assolutamente centrale. Il nostro approccio \u00e8 quello di sostenere una soluzione politica che sia condivisa dai libici e dalle varie regioni del territorio libico, con la mediazione\u00a0\u00a0delle Nazioni Unite. Le Nazioni Unite, sono per noi, l\u2019unico vero honest broker. Dobbiamo evitare interferenze esterne e di altri paesi che non fanno che ritardare la composizione del quadro interno libico, prendendo posizioni per questo e per l\u2019altro fronte politico. Noi sosteniamo pienamente Bathily, \u00e8 l\u00ec da solo pochi mesi, crediamo che stia facendo un lavoro importante. Naturalmente il tempo davanti per arrivare alle elezioni in Libia non \u00e8 infinito, dobbiamo assolutamente avere queste elezioni entro quest\u2019anno, quindi noi confidiamo che Bathily, nel giro di un mese o due al massimo, possa presentare questa sua road map qui in Consiglio di Sicurezza, cos\u00ec da poter indicare le condizioni per arrivare alle elezioni in Libia. Con delle regole del gioco condivise da tutti gli attori libici e noi siamo prontissimi a dare una mano a Bathily in questo suo lavoro. L\u2019inviato Onu ha e avr\u00e0 nell\u2019Italia un alleato disinteressato dal punto di vista di quale attore politico possa vincere poi le elezioni. Noi assolutamente appoggiamo l\u2019azione di honest broker dell\u2019Onu\u201d.<\/p>\n<p><strong>Quindi i tempi dei rinvii sono finiti e ci vorr\u00e0 presto una road map precisa per le elezioni (alla conferenza stampa dell\u2019ambasciatrice di Malta di mercoled\u00ec per la presidenza del Consiglio di febbraio, la diplomatica maltese ha confermato che dalla riunione del 27 febbraio con Bathily si aspettano delle \u201cimportanti novit\u00e0\u201d). Ora lei aveva accennato al viaggio della premier\u00a0Giorgia Meloni in Libia appena avvenuto, dove si \u00e8 firmato anche un importantissimo accordo tra l\u2019ENI e la compagnia statale libica NOC\u00a0per la produzione di gas in Libia. L\u2019intesa consentir\u00e0 di aumentare la produzione di gas per rifornire il mercato interno libico, oltre a garantire l\u2019esportazione in Europa. L\u2019accordo \u00e8 stato firmato alla presenza del presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni, e del primo ministro del Governo di unit\u00e0 nazionale libico, Abdul Hamid Al-Dbeibah.\u00a0 Ma appunto \u00e8 un accordo firmato con il governo di Tripoli che per\u00f2 non viene riconosciuto da mezzo paese, che ha altri leader a Tobruk. Il successo di questo accordo energetico da ben 8 miliardi di euro, forse arriva troppo presto? Se poi a vincere le elezioni fossero coloro che in questi giorni non riconoscevano la legalit\u00e0 dell\u2019 accordo? Oppure serviva in questo momento far sentire che l\u2019Italia in Libia c\u2019\u00e8?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cCredo sia stato un accordo molto importante che dar\u00e0 i suoi frutti nel corso dei prossimi anni ed \u00e8 un accordo di cui si avvantagger\u00e0 in primo luogo il popolo libico. Perch\u00e9 questo gas che poi verr\u00e0 prodotto sar\u00e0 per il mercato interno libico e naturalmente anche per l\u2019esportazione. A prescindere da chi domani possa vincere le elezioni, e non lo sappiamo perch\u00e9 la democrazia \u00e8 basata sull\u2019incertezza del risultato elettorale. Noi lo rispetteremo comunque, se saranno elezioni \u201cfree and fair\u201d. Io credo che chiunque sia, il governo di domani possa solo beneficiare di questo accordo\u201d.<\/p>\n<p><strong>I maggiori paesi europei, dopo il 2011, hanno battuto strade diverse in Libia facendo politiche\u00a0\u00a0che nel mettersi in competizione non hanno fatto gli interessi della stabilizzazione del paese. Penso soprattutto alle rivalit\u00e0 in Libia con la Francia, ma anche Germania e UK. Queste si sono finalmente dissolte? Si procede insieme per la stabilizzazione della Libia?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cAssolutamente s\u00ec. Io credo che la fase di competizione intra-europea, che poi non conveniva a nessuno, sia stata superata gi\u00e0 da diversi anni. I principali<em>\u00a0shareholders<\/em>\u00a0europei oltre all\u2019Italia, quindi Francia e Germania\u00a0si consultano regolarmente sulla Libia, a livello di capitali, a Bruxelles per quanto riguarda l\u2019azione europea. Anche qui a New York. Abbiamo un interesse comune ad avere una Libia stabile, unita, e che possa riprendere il cammino di sviluppo, perch\u00e9 le risorse della Libia sono importanti. Si tratta solo di sbloccare questo potenziale di sviluppo, eliminando questo freno a mano che costituisce l\u2019instabilit\u00e0 politica del paese\u201d.<\/p>\n<p><strong>Questa unit\u00e0 europea ritrovata aiuterebbe anche sulla questione migranti dove l\u2019Europa deve ancora trovare una politica comune, giusto?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cCertamente, l\u2019Europa deve essere ancora pi\u00f9 unita sui migranti, con responsabilit\u00e0 anche morali, di solidariet\u00e0 per quanto riguarda la redistribuzione dei migranti e rifugiati, non possono essere soltanto a carico di Italia, Francia e Germania ma ci vuole una base pi\u00f9 ampia e credo che sia una responsabilit\u00e0 comune dei 27 paesi dell\u2019Unione europea\u201d.<\/p>\n<p><strong>Che \u00e8 poi quello che chiede sempre l\u2019ONU all\u2019Europa, di restare unita sulla questione migranti. Passiamo alla questione che hanno dovuto affrontare, dall\u2019ambasciatore\u00a0Francesco Paolo Fulci\u00a0in poi, tutti i rappresentanti permanenti dell\u2019Italia all\u2019ONU negli ultimi 25 anni:\u00a0La riforma\u00a0del Consiglio di Sicurezza.\u00a0<\/strong>I<strong>l gruppo guidato dall\u2019Italia \u2013 \u201cUniting for consensus\u201d \u2013 in questi anni \u00e8 stato accusato di mettere in \u201cstallo\u201d la riforma, mentre le ambizioni della Germania, il Giappone, il Brasile esoprattutto l\u2019India\u00a0si sono fatte pi\u00f9 insistenti grazie anche all\u2019appoggio di alcune potenze permanenti, come gli USA.\u00a0Vuol\u00a0spiegarci\u00a0l\u2019attuale posizione italiana in merito?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cIo parto dalla constatazione che la tesi secondo cui \u2018Uniting for consensus\u2019 e l\u2019Italia abbiano contribuito allo stallo di questo negoziato per la riforma \u00e8 assolutamente falsa. Semmai il contrario. Uniting for Consensus ha negli ultimi decenni, elaborato e costruito un progetto di riforma, con una flessibilit\u00e0 anche dal punto di vista delle possibili soluzioni e ha proposto un modello di riforma comunque aperto alla discussione che \u00e8, se lo si va a guardare bene, l\u2019unica realistica zona di atterraggio di questo lunghissimo negoziato. Noi la riforma la vogliamo e subito. Ma proprio perch\u00e9 la vogliamo subito, proponiamo una soluzione realistica. Che se si volesse si potrebbe fare anche domani. Quelli che invece propongono soluzioni massimaliste, per i propri interessi di<em>\u00a0\u201cself-aggrandizement\u201d<\/em>, sono loro che causano lo stallo, perch\u00e9 continuano a sostenere posizioni massimalistiche che non sono realizzabili. E mi chiedo perch\u00e9 questi paesi a titolo individuale, cio\u00e8 non rappresentando nessun continente, o nessuna regione, avanzano pretese di seggio permanente, con o senza diritto di veto, nel Consiglio di Sicurezza. Questo non \u00e8 un approccio condiviso dalla larga parte dei membri delle Nazioni Unite ed \u00e8 di difficilissima realizzazione. L\u2019Italia ha fatto bene a non accettarlo come altri paesi al di fuori di uniting for consensus. Ricordiamo che questo gruppo raccoglie un largo gruppo di medie potenze, molto importanti e significative. Come il Canada, il Pakistan, la Turchia, l\u2019Argentina, e cos\u00ec via\u2026\u201d<\/p>\n<p><strong>Pensa che il traguardo per un compromesso che possa portare, dopo oltre un quarto di secolo di discussioni, ad una riforma con un concreto cambiamento della composizione del Consiglio di Sicurezza sia vicino oppure tutto rester\u00e0 uguale e chiss\u00e0 per quanto tempo?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cQuesta riforma per essere realizzata in tempi non troppo lunghi ha bisogno di un bagno di realismo da un po\u2019 tutte le parti. Quello che proponiamo noi, sempre adattabile, riflette questo bagno di realismo.\u00a0\u00a0Cosa diciamo noi in pratica: signori, soprattutto dopo l\u2019episodio del blocco della risoluzione sull\u2019Ucraina al Consiglio di Sicurezza a causa del diritto di veto etc, l\u2019idea di proporre nuovi membri permanenti che rispondono soltanto a se\u2019 stessi (non essendo eletti periodicamente ma essendo appunto permanenti), con in pi\u00f9 il diritto di veto, non farebbe che rendere ancora pi\u00f9 paralizzato il Consiglio di Sicurezza. E poi non \u00e8 democratico, perch\u00e9 allarga il gruppo dei privilegiati. In una situazione in cui c\u2019\u00e8 un terzo dei paesi membri dell\u2019ONU che non ha mai seduto al Consiglio di Sicurezza. Allora noi diciamo: diamo la chance a tutti di entrare al Consiglio di Sicurezza, proponendo l\u2019allargamento alla categoria dei membri non permanenti prevedendo anche la possibilit\u00e0 di seggi eletti su elezione di pi\u00f9 lunga durata. Anzich\u00e9 sedersi per due anni si pu\u00f2 restare per 4 anni, c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 di essere rieletti e servire fino a 8 anni etc, e in questo modo si crea una rotazione tale che tutti hanno prima o poi la possibilit\u00e0 di entrare. Dovendo poi essere soggetti alle elezioni dell\u2019Assemblea Generale hanno anche una responsabilit\u00e0, un dovere di rendicontazione all\u2019intera membership. Non diventano parte del club dei privilegiati\u2026 E poi l\u2019altro elemento fondamentale per la nostra posizione \u00e8 che noi diciamo che non chiediamo seggi per noi stessi ma li diamo, passando da 15 a 26, soprattutto alle regioni sotto rappresentate. Africa, Asia, America Latina, stati insulari, mentre per il gruppo occidentale in pi\u00f9 ne chiediamo soltanto uno. Perch\u00e9 l\u2019Occidente, e io lo ripeto sempre nei dibattiti, \u00e8 gi\u00e0 ampiamente rappresentato in Consiglio di Sicurezza. Abbiamo tre paesi che sono membri del G7 e che sono membri del P5, dei membri permanenti. Vogliamo sbilanciare ancora di pi\u00f9 questo consiglio di sicurezza o vogliamo riequilibrarlo geograficamente? Se vogliamo riequilibrarlo bisogna premiare il nostro approccio\u201d.<\/p>\n<p><strong>Ci sembra di capire che ci vorr\u00e0 ancora del tempo prima che si trovi un accordo. Sembra che Kissinger una volta abbia detto: non trovo il numero di telefono dell\u2019Europa\u2026 Sono passati tanti anni, e di politica estera comune, almeno qui alle Nazioni Unite, se ne vede poco o nulla. Che fine hanno fatto i propositi di coordinamento europeo nel Consiglio di Sicurezza?\u00a0\u00a0L\u2019Unico paese dell\u2019UE, oltre alla Francia, che siede al UNSC \u00e8 Malta: il suo seggio serve anche al coordinamento di una posizione comune? Vi coordinate o non se ne parla pi\u00f9?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cCertamente c\u2019\u00e8 un coordinamento regolare a livello di Unione Europea su tutti i principali dossier e quindi anche sull\u2019azione in Consiglio di Sicurezza. Abbiamo Malta come membro eletto per i prossimi due anni e quindi la Francia che e\u2019 permanente. Ma siamo ben lontani da quello che invece occorrerebbe per dare veramente una sovranit\u00e0 politica, geopolitica all\u2019Europa. Un seggio per l\u2019Unione Europea. Che qui non \u00e8 il problema di avere Malta, di allargare all\u2019Italia o Germania etc. Qui la vera necessit\u00e0 del mondo di oggi, dove \u00e8 cambiata la struttura del sistema internazionale, \u00e8 avere un seggio \u2013 che poi possa essere semi permanente a lunga durata etc \u2013 ma che veramente sia dell\u2019Unione Europea. Anche un paese che poi a rotazione rappresenti l\u2019UE.\u00a0\u00a0Perch\u00e9 in questo momento, la voce dell\u2019Unione europea al Consiglio di Sicurezza \u00e8 molto debole. E questo \u00e8 un salto di qualit\u00e0 che dobbiamo fare. L\u2019Unione europea rappresenta il primo blocco economico commerciale al mondo, 500 milioni di abitanti, \u00e8 un continente. Ma dobbiamo essere uniti. Non possiamo continuare in questa direzione divisiva o anche per esempio concorrere uno contro l\u2019altro su questi seggi elettivi ogni due anni. Non \u00e8 cos\u00ec che si fa l\u2019Europa\u201d.<\/p>\n<p><strong>Diritti donne:\u00a0in\u00a0Afghanistan, come in\u00a0Iran\u00a0e anche altri paesi, le donne e soprattutto le giovani ragazze restano vulnerabili all\u2019oppressione di regimi liberticidi e anti-storici. L\u2019Italia quest\u2019anno \u00e8 alla vicepresidenza di UN Woman: cosa pu\u00f2 fare di concreto il governo italiano per alleviare le sofferenze delle donne in certi paesi che restano membri dell\u2019ONU?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cIntanto l\u2019Italia anche prima della vice presidenza della UN Woman si \u00e8 molto impegnata sul tema dei diritti e della salvaguardia dei diritti delle donne afghane. Continuer\u00e0 a farlo, malgrado il trend il quel paese stia andando in una direzione negativa. Non dobbiamo diminuire la nostra attenzione. Difendere i diritti delle donne afghane anche per salvaguardare tutti gli investimenti fatti negli ultimi venti anni e porlo come una condizione anche per un possibile riconoscimento futuro delle autorit\u00e0 di fatto. L\u2019Iran \u00e8 diverso perch\u00e9 l\u2019Italia insieme ai paesi\u00a0<em>like-minded<\/em>\u00a0ha votato per espellerlo dalla commissione dei diritti umani, perch\u00e9 ovviamente ci\u00f2 che e\u2019 accaduto alle donne iraniane e continua ad accadere \u00e8 un motivo di altissima preoccupazione. Alle Nazioni Unite, sui temi del\u00a0<em>women empowerment<\/em>\u00a0ci sono anche divisioni che sono di carattere culturale, regionale etc ed \u00e8 chiaro che l\u2019Europa \u00e8 tra i gruppi pi\u00f9 avanzati per l\u2019apertura verso i diritti delle donne e dobbiamo continuare in questa battaglia che \u00e8 ancora molto lunga\u201d.<\/p>\n<p><strong>La morte del cooperante ONU\u00a0Mario Paciolla in Colombia.\u00a0Dopo oltre oltre due anni, le autorit\u00e0 colombiane hanno archiviato il caso come\u00a0suicidio, mentre in Italia si attende la risposta del GIP alla domanda di archiviazione della procura di Roma. La versione del suicidio non ha mai convinto la famiglia,\u00a0che accusa l\u2019ONU di \u201ccover up\u201d. Cosa l\u2019Italia pu\u00f2 ancora fare per accertare la verit\u00e0 e avere giustizia per Mario e come giudicate finora il comportamento tenuto dall\u2019ONU?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cA parte la solidariet\u00e0 espressa da tutte le nostre autorit\u00e0 e istituzioni alla famiglia di Mario Paciolla, come sa il caso \u00e8 nelle mani dell\u2019autorit\u00e0 giudiziaria italiana. Si attende quale sar\u00e0 il responso. Ora se fosse riaperto, \u00e8 chiaro che la nostra rappresentanza qui a New York, come fatto in precedenza continuer\u00e0 a fornire tutta l\u2019assistenza necessaria, in raccordo con la Farnesina, per ottenere ulteriori elementi che possono essere utili alle indagini. Le Nazioni Unite hanno fino ad oggi sempre fornito riscontro a queste richieste di elementi.\u00a0\u00a0Quindi nel caso ci fosse essere una riapertura da parte delle autorit\u00e0 giudiziarie, torneremo alla carica e contiamo sulla piena collaborazione dell\u2019Onu\u201d.<\/p>\n<p><strong>Il 2021 \u00e8 stato l\u2019anno tormentato ancora dalla pandemia. Il 2022 quello in cui nel mondo sono tornati gli spettri della Guerra di conquista. Ma, in tutto questo, il Segretario Generale dell\u2019ONU Guterres aveva avvertito che la questione del Clima e riscaldamento globale non fosse pi\u00f9 rinviabile. A Sharm el-Sheik, si \u00e8 ancora una volta ripetuto che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 tempo per salvare il pianeta dalle catastrofi ambientali. L\u2019Italia giudica ancora il cambiamento climatico il pi\u00f9 grave e urgente problema internazionale da affrontare in sede ONU? Oppure, dopo la pandemia e la guerra in Ucraina, passa in secondo piano?<\/strong><\/p>\n<div class=\"content-inner\">\n<p>\u201cAll\u2019ONU ormai si parla di \u201ccrisi interconnesse\u201d e \u201cmultidimensionali\u201d e il cambiamento climatico non \u00e8 quindi pi\u00f9 visto come un dossier a se\u2019 stante ma come uno dei fattori che pi\u00f9 incidono in modo trasversale su tali crisi.\u00a0Il legame tra l\u2019emergenza climatica e il\u00a0mantenimento della pace e sicurezza internazionale\u00a0\u00e8 evidente. Il cambiamento climatico, i disastri e le calamit\u00e0 naturali sono moltiplicatori di rischi, possono esacerbare conflitti e minarne la prevenzione, e colpiscono in modo asimmetrico le comunit\u00e0 pi\u00f9 povere e vulnerabili che purtroppo ne pagano il prezzo.\u00a0L\u2019Italia anche nel suo ruolo di Vice Presidente ECOSOC, sostiene gli sforzi dell\u2019ONU per tradurre questo senso di urgenza in azioni, per assicurare il\u00a0coordinamento tra programmi umanitari, di sicurezza e climatici, verso la \u201cNuova Agenda per la Pace\u201d del prossimo anno, ponendo la prevenzione al centro dei nostri sforzi.\u00a0\u00a0Tra i principali appuntamenti previsti all\u2019ONU, vi saranno la\u00a0Conferenza delle Nazioni Unite sull\u2019Acqua in marzo, \u00a0l\u2019SDG Summit e il Climate Ambition Summit (questi ultimi entrambi in settembre).\u00a0La\u00a0Conferenza delle Nazioni Unite sull\u2019Acqua\u00a0si terr\u00e0 a New York, tra il 22 e il 24 marzo 2023, dopo 46 anni dalla prima.\u00a0L\u2019acqua \u00e8 un bene sempre piu\u2019 scarso a livello globale. La siccit\u00e0 della prima met\u00e0 del 2022 ha\u00a0ridotto la\u00a0produzione di energia idroelettrica,\u00a0che\u00a0rappresenta circa il 40% della produzione da rinnovabili.\u00a0L\u2019Italia organizzer\u00e0 un side-event importante con l\u2019UNESCO World Water Assessment Program (WWAP) di Perugia, in cui lanceremo il rapporto annuale ONU sullo sviluppo idrico mondiale.\u00a0\u00a0L\u2019SDG Summit\u00a0(19-20 settembre) convocher\u00e0 Capi di Stato e di Governo per un seguito e una revisione\u00a0 dell\u2019attuazione dell\u2019Agenda 2030 e dei 17 Goals. Il Summit\u00a0fornir\u00e0\u00a0input politici per rispondere all\u2019impatto\u00a0delle\u00a0crisi interconnesse e individuare azioni \u201ctrasformative e accelerate\u201d per raggiungere gli obiettivi entro il 2030. Il Summit\u00a0coinvolgera\u2019\u00a0tutti gli stakeholders rilevanti e quindi anche la societ\u00e0 civile e le imprese.\u00a0Poi ci sar\u00e0 il\u00a0Climate Ambition Summit,\u00a0convocato dal Segretario Generale in sostituzione del consueto \u201cClimate Moment\u201d; evocato dal SG un nuovo \u201cClimate Solidarity Pact\u201d con i pi\u00f9 grandi emetittori chiamati a sforzi aggiuntivi anche a sostegno dei Paesi pi\u00f9 in difficolt\u00e0. Il Vertice costituir\u00e0 uno dei momenti topici in preparazione della COP 28 di Dubai.<\/p>\n<p>Di recente, il governo italiano ha istituito il Fondo Per il Clima, dove confluiranno i finanziamenti che il nostro Paese mette annualmente a disposizione per contribuire agli sforzi multilaterali per aiutare i paesi emergenti con strategie di mitigazione, tecnologie a basso impatto ambientale e azioni di adattamento. Il Fondo, lanciato insieme a Cassa Depositi e Prestiti alla COP 27, rispecchia questo forte impegno dell\u2019Italia\u201d.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"jeg_share_button share-float jeg_sticky_share clearfix share-monocrhome\">\n<div class=\"jegStickyHolder\">\n<div class=\"theiaStickySidebar\">\n<div class=\"jeg_share_float_container\">\n<div class=\"jeg_sharelist\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Si riporta di seguito dell\u2019intervista rilasciata dall\u2019Ambasciatore Maurizio Massari a La Voce di New York e pubblicata in data 1 febbraio 2023 [Per l\u2019articolo completo si rimanda al sito ufficiale del giornale] &nbsp; Guerra in Ucraina: che cosa pu\u00f2 fare ancora l\u2019Onu?\u00a0 Il\u00a0Consiglio di Sicurezza \u00e8 stato bloccato dai veti\u00a0del Cremlino. 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