﻿{"id":5432,"date":"2023-09-21T01:55:40","date_gmt":"2023-09-20T23:55:40","guid":{"rendered":"https:\/\/italyun.esteri.it\/?p=5432"},"modified":"2023-09-21T16:33:44","modified_gmt":"2023-09-21T14:33:44","slug":"intervento-nazionale-pronunciato-dal-presidente-del-consiglio-giorgia-meloni-al-dibattito-generale-della-78ma-assemblea-generale-delle-nazioni-unite-unga78","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/italyun.esteri.it\/it\/news\/dalla_rappresentanza\/2023\/09\/intervento-nazionale-pronunciato-dal-presidente-del-consiglio-giorgia-meloni-al-dibattito-generale-della-78ma-assemblea-generale-delle-nazioni-unite-unga78\/","title":{"rendered":"Intervento del Presidente del Consiglio Meloni alla 78ma Assemblea Generale delle Nazioni Unite"},"content":{"rendered":"<p>Signor Presidente, Signor Segretario Generale, colleghi delegati, Signore e Signori.<\/p>\n<p>\u00c8 un onore, per me, rappresentare l\u2019Italia di fronte all\u2019Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Un onore che, tuttavia, non \u00e8 leggero come il privilegio, ma pesante come pesante \u00e8 la responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 noi viviamo un\u2019epoca complessa, fatta di emergenze e mutazioni continue, e non possiamo permetterci il lusso delle frasi di circostanza, dei principi decantati ma non attuati, delle scelte facili in luogo di quelle giuste.<br \/>\nDobbiamo tornare al senso profondo di ci\u00f2 che ha dato vita a questo luogo, la Comunit\u00e0 delle Nazioni e dei popoli che si riconoscono nella Carta delle Nazioni Unite del 1945, nata per trovare soluzioni condivise che potessero garantire pace e stabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Sono in fondo due gli elementi che hanno dato un senso a questo luogo. Da una parte le Nazioni, che esistono perch\u00e9 rispondono al bisogno naturale degli uomini di sentirsi parte di una comunit\u00e0 di destino, di appartenere ad un determinato popolo e di poter condividere con altre persone la stessa memoria storica, le stesse leggi, gli stessi usi e costumi. In una parola, l\u2019identit\u00e0.<br \/>\nE dall\u2019altra parte l&#8217;aspirazione di quelle Nazioni, differenti tra loro, di trovare un luogo nel quale risolvere le controversie internazionali con uno strumento pi\u00f9 difficile da utilizzare ma decisamente pi\u00f9 efficace nei risultati della forza, cio\u00e8 lo strumento della ragione.<\/p>\n<p>Se questi due elementi, la Nazione e la Ragione, sono ancora il fondamento di ci\u00f2 che ci muove, allora dobbiamo respingere il racconto interessato e utopico di chi dice che un mondo senza Nazioni, senza confini e senza identit\u00e0, sarebbe anche un mondo senza conflitti, e con altrettanta determinazione dobbiamo impedire il ritorno della forza come strumento di risoluzione delle controversie internazionali.<\/p>\n<p>La guerra di invasione russa dell\u2019Ucraina ci racconta esattamente questo. Che di fronte a chi vorrebbe riportarci al tempo delle guerre di dominio e di stampo neo-imperialista del quale pensavamo di esserci liberati nel secolo scorso la Ragione pu\u00f2 ancora avere la meglio, e che l\u2019amore di Patria, il valore della Nazione, pu\u00f2 ancora essere difeso oltre l\u2019inimmaginabile.<\/p>\n<p>Sta a noi, a ciascuno di noi, decidere da quale parte della storia stare, in coscienza. Ma non dobbiamo prenderci in giro, perch\u00e9 questa \u00e8 la posta in gioco. La scelta tra la Nazione e il caos, e tra la Ragione e la prevaricazione.<\/p>\n<p>L\u2019Italia ha scelto chiaramente da che parte stare. Lo ha fatto per senso di giustizia. Lo ha fatto perch\u00e9 \u00e8 consapevole di quanto sarebbe difficile governare un mondo nel quale ha avuto la meglio chi bombarda le infrastrutture civili sperando di piegare un popolo con il freddo e il buio, chi utilizza come arma l&#8217;energia e ricatta le Nazioni in via di sviluppo impedendo di esportare il grano, la materia prima indispensabile per sfamare milioni di persone.<\/p>\n<p>Le conseguenze del conflitto in Ucraina travolgono tutti come in un domino, ma impattano soprattutto sulle Nazioni del sud del mondo. \u00c8 una guerra mossa non solo contro l\u2019Ucraina, ma contro le Nazioni pi\u00f9 povere.<\/p>\n<p>L\u2019attenzione dell\u2019Italia \u00e8 rivolta particolarmente verso l\u2019Africa, dove nazioni gi\u00e0 provate gi\u00e0 provate dai lunghi periodi di siccit\u00e0 e dalle conseguenze dei cambiamenti climatici si trovano oggi di fronte a una situazione difficilissima anche in termini di sicurezza alimentare, che le espone ancora di pi\u00f9 all\u2019instabilit\u00e0, e le rende facili prede del terrorismo e del fondamentalismo.<\/p>\n<p>\u00c8 una scelta. Creare il caos e diffonderlo. E in quel caos, che produce decine di milioni di persone potenzialmente in cerca di condizioni di vita migliori, si infiltrano reti criminali che lucrano sulla disperazione per collezionare miliardi facili.<\/p>\n<p>Sono i trafficanti di esseri umani che organizzano la tratta dell\u2019immigrazione illegale di massa. Illudono che affidandosi a loro chi vuole migrare trover\u00e0 una vita migliore, si fanno pagare migliaia di dollari per viaggi verso l&#8217;Europa che vendono con le brochure come fossero normali agenzie di viaggio, ma su quelle brochure non scrivono che quei viaggi troppo spesso conducono alla morte, a una tomba sul fondo del mar Mediterraneo. Perch\u00e9 a loro non importa se la barca sia adatta o meno ad affrontare quel viaggio, l&#8217;importante per loro \u00e8 solo il margine di guadagno.<\/p>\n<p>\u00c8 a questa gente che un certo approccio ipocrita in tema di immigrazione ha fatto arricchire a dismisura. Noi vogliamo combattere la mafia in tutte le sue forme, e combatteremo anche questa. Il punto \u00e8 che combattere le organizzazioni criminali dovrebbe essere un obiettivo che ci unisce tutti, e che investe anche le Nazioni Unite, che investe anche questo luogo.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 davvero una organizzazione come questa, che afferma nel suo atto fondativo \u201cla fede nella dignit\u00e0 e nel valore della persona umana\u201d pu\u00f2 voltarsi dall\u2019altra parte di fronte a questo scempio?<\/p>\n<p>Davvero possiamo fingere di non vedere che oggi al mondo non esiste attivit\u00e0 criminale pi\u00f9 profittevole del traffico di migranti, quando proprio i rapporti Onu certificano come questo business abbia raggiunto per volumi di denaro il traffico di droga, e ampiamente superato quello delle armi?<\/p>\n<p>Davvero questa Assemblea, che in altri tempi ebbe un ruolo fondamentale nel debellare definitivamente quel crimine universale che era la schiavit\u00f9, pu\u00f2 tollerare che torni oggi sotto altre forme, che si continui a mercificare la vita umana, che vi siano donne portate in Europa a prostituirsi per ripagare debiti enormi contratti con i trafficanti, o uomini abbandonati nelle mani della criminalit\u00e0 organizzata?<\/p>\n<p>Davvero possiamo dire che sia solidariet\u00e0 accogliere in via prioritaria non chi ne ha davvero pi\u00f9 bisogno ma piuttosto chi ha i soldi per pagare questi trafficanti, e consentire ai trafficanti di stabilire chi abbia diritto a salvarsi?<\/p>\n<p>Io penso di no, e sono convinta che sia dovere di questa organizzazione rifiutare ogni ipocrisia su questo tema e dichiarare una guerra globale e senza sconti ai trafficanti di esseri umani.<br \/>\nMa per farlo dobbiamo lavorare insieme a ogni livello, e l&#8217;Italia intende essere in prima fila su questo fronte.<\/p>\n<p>Con il Processo di Roma, avviato a luglio con la Conferenza su Migrazioni e Sviluppo, abbiamo coinvolto le nazioni mediterranee e diverse nazioni africane su un processo che si snoda lungo due direttrici fondamentali: sconfiggere gli schiavisti del terzo millennio da un lato, e affrontare le cause alla base della migrazione dall\u2019altro, con l\u2019obiettivo di garantire il primo dei diritti, che \u00e8 il diritto a non dover emigrare, a non essere costretti a lasciare la propria casa, la propria famiglia, a recidere le proprie radici, potendo trovare nella propria terra le condizioni necessarie a costruire la propria realizzazione.<\/p>\n<p>Anche qui bisogna avere il coraggio di dire le cose come stanno. L\u2019Africa non \u00e8 un continente povero. \u00c8 al contrario un continente ricco di risorse strategiche. Detiene la met\u00e0 di quelle minerarie del mondo, tra cui abbondanti terre rare, e il 60% delle terre coltivabili, spesso inutilizzate. L&#8217;Africa non \u00e8 un continente povero, ma \u00e8 stato spesso, ed \u00e8, un continente sfruttato. Troppo spesso gli interventi delle Nazioni straniere nel continente non sono stati rispettosi delle realt\u00e0 locali. Spesso l\u2019approccio \u00e8 stato predatorio, e ciononostante perfino paternalistico.<\/p>\n<p>Occorre invertire la rotta. L\u2019Italia vuole contribuire a creare un modello di cooperazione, capace di collaborare con le Nazioni africane affinch\u00e9 possano crescere e prosperare grazie alle risorse che possiedono. Una cooperazione da pari a pari, perch\u00e9 l\u2019Africa non ha bisogno di carit\u00e0, ma di essere messa in condizioni di competere ad armi pari, di investimenti strategici che leghino i destini delle nazioni con progetti reciprocamente vantaggiosi.<\/p>\n<p>E cos\u00ec, offrire un\u2019alternativa seria al fenomeno della migrazione di massa, un\u2019alternativa fatta di lavoro, formazione, opportunit\u00e0 nelle nazioni di provenienza, e percorsi di migrazione legale e concordata e dunque anche integrabile.<\/p>\n<p>Saremo i primi a dare il buon esempio con il \u201cPiano Mattei per l&#8217;Africa\u201d, un piano di cooperazione allo sviluppo che prende il nome di Enrico Mattei, un grande italiano che sapeva conciliare l&#8217;interesse nazionale italiano con il diritto degli Stati partner a conoscere una stagione di sviluppo e progresso.<\/p>\n<p>Il punto centrale \u00e8 che dobbiamo avere il coraggio di rimettere l\u2019uomo, con i suoi diritti, al centro del nostro agire. Un principio apparentemente scontato, che tuttavia scontato non \u00e8 pi\u00f9. Nazioni vengono invase, la ricchezza si concentra sempre di pi\u00f9, la povert\u00e0 dilaga, si riaffaccia la schiavit\u00f9, tutto sembra voler mettere a repentaglio la sacralit\u00e0 dell\u2019essere umano.<\/p>\n<p>Perfino quello che a uno sguardo superficiale pu\u00f2 sembrare uno strumento per migliorare il benessere dell\u2019umanit\u00e0, a un\u2019analisi pi\u00f9 attenta rivela i suoi rischi.<\/p>\n<p>Pensiamo all\u2019intelligenza artificiale. Le applicazioni di questa nuova tecnologia rappresentano sicuramente una grande opportunit\u00e0 in molti campi, ma non possiamo fingere di non comprendere anche gli enormi rischi che porta con s\u00e9.<br \/>\nNon sono certa che ci stiamo rendendo conto abbastanza delle implicazioni connesse a uno sviluppo tecnologico che corre molto pi\u00f9 velocemente della nostra capacit\u00e0 di governarne gli effetti.<\/p>\n<p>Eravamo abituati a un progresso che aveva come obiettivo ottimizzare le capacit\u00e0 umane, e oggi ci confrontiamo con un progresso che rischia di sostituire le capacit\u00e0 umane. E se in passato questa sostituzione si concentrava sul lavoro fisico, cos\u00ec che gli uomini potessero concentrarsi sui lavori di concetto e di organizzazione, oggi \u00e8 l\u2019intelletto che rischia di essere soppiantato, con conseguenze che potrebbero essere devastanti, particolarmente nel mercato del lavoro. Sempre pi\u00f9 persone non saranno necessarie, in un mondo sempre pi\u00f9 dominato dall\u2019ineguaglianza, dalla concentrazione di potere e di ricchezza nelle mani di pochi.<\/p>\n<p>Non \u00e8 il mondo che vogliamo. E dunque penso che non possiamo commettere l\u2019errore di considerare questo dominio una sorta di \u201czona franca\u201d senza regole. Servono meccanismi di governance globale che siano capaci di assicurare che queste tecnologie rispettino barriere etiche, che l\u2019evoluzione della tecnologia rimanga al servizio dell\u2019uomo e non viceversa. Serve dare applicazione pratica al concetto di \u201calgoretica\u201d, ovvero dare un\u2019etica agli algoritmi.<\/p>\n<p>Sono, questi, alcuni dei temi che l\u2019Italia porr\u00e0 al centro della sua Presidenza del G7 nel 2024. Ma sono soprattutto questioni che investono la responsabilit\u00e0 delle Nazioni Unite.<\/p>\n<p>Sfide enormi, che non possiamo affrontare se non prendiamo atto anche dei nostri limiti, come Nazioni e nel sistema multilaterale. Per questo l\u2019Italia sostiene la necessit\u00e0 di una riforma del Consiglio di Sicurezza che lo renda pi\u00f9 rappresentativo, trasparente ed efficace.\u00a0 Che garantisca una distribuzione geografica dei seggi pi\u00f9 equa e rafforzi anche la rappresentanza regionale.<\/p>\n<p>Che esca dall\u2019assetto cristallizzato all\u2019esito di un conflitto che si \u00e8 concluso ottant\u2019anni fa, in un altro secolo, un altro millennio, per dare a tutti la possibilit\u00e0 di dimostrare il proprio valore nel presente.<\/p>\n<p>Su questi e molti altri temi si dimostrer\u00e0 la nostra capacit\u00e0 di governare il nostro tempo. La nostra capacit\u00e0 di fare quello che in questa sede, il 2 ottobre del 1979, un grande uomo, un santo e uno statista come Giovanni Paolo II, ci ricordava, e cio\u00e8 che l\u2019attivit\u00e0 politica, nazionale e internazionale, viene \u201cdall\u2019uomo\u201d, si esercita \u201cattraverso l\u2019uomo\u201d ed \u00e8 \u201cper l\u2019uomo\u201d.<\/p>\n<p>Grazie a tutti dell\u2019attenzione.<\/p>\n<p>Link al video Youtube https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=K0Y0U9l-bos<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Signor Presidente, Signor Segretario Generale, colleghi delegati, Signore e Signori. \u00c8 un onore, per me, rappresentare l\u2019Italia di fronte all\u2019Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Un onore che, tuttavia, non \u00e8 leggero come il privilegio, ma pesante come pesante \u00e8 la responsabilit\u00e0. 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