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INTERVENTO DEL MINISTRO PER LE PARI OPPORTUNITA’ MARA CARFAGNA IN OCCASIONE DEL DIBATTITO GENERALE DELLA 55ESIMA SESSIONE DELLA COMMISSIONE SULLA CONDIZIONE FEMMINILE (24 FEBBRAIO 2011).

Data:

24/02/2011


INTERVENTO DEL MINISTRO PER LE PARI OPPORTUNITA’ MARA CARFAGNA IN OCCASIONE DEL DIBATTITO GENERALE DELLA 55ESIMA SESSIONE DELLA COMMISSIONE SULLA CONDIZIONE FEMMINILE (24 FEBBRAIO 2011).
Highlights: In occasione del dibattito generale della 55esima sessione della Commissione sulla condizione femminile, il Ministro per le Pari Opportunita’ Mara Carfagna, ha illustrato i recenti interventi di carattere economico, politico, e legislativo approvati dall’Italia, e finalizzati alla promozione e al consolidamento del principio di pari opportunita’ nel nostro Paese. Oltre a due importanti Piani d’Azione che costituiscono un valido aiuto per la partecipazione delle donne alla vita economica e sociale del paese, sono seguiti diversi progetti rivolti al Sud Italia, per migliorare la qualita’ della vita delle donne, l’imprenditoria femminile e la lotta al disagio femminile.  Nei settori della scienza, della tecnologia e della ricerca scientifica, il Ministero per le Pari Opportunita’ ha coordinato due progetti ed un protocollo d’intesa finalizzati a una maggiore partecipazione femminile. Il Ministro ha inoltre sottolineato il continuo impegno dell’Italia sul piano della lotta alla violenza di genere attraverso l’adozione di un Piano Nazionale contro la violenza sulle donne e lo stalking, nonche’ l’impegno per la tutela dell’immagine della donna, e la campagna per l’abbandono della pratica delle mutilazioni genitali femminili.

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Come ogni anno il Ministro per le Pari Opportunità è invitato a partecipare alla Session on the status of women delle Nazioni Unite, a New York. In questa occasione siamo chiamati a raccontare cosa è cambiato rispetto all'anno precedente circa la condizione femminile nel nostro Paese e a confrontarci con i Ministri degli altri Paesi del mondo sulle  "buone pratiche", a condividerle per trovare spunti di intervento o darne agli altri. Sono felice di aver potuto tratteggiare anche quest'anno un quadro a tinte chiare, decisamente positivo. Ecco cosa ho potuto raccontare delle donne in Italia e dei loro successi.
Nel 2010, nel corso del mio intervento, ebbi il piacere di annunciare l'imminente adozione in Italia di due importanti piani d'azione che ora, a distanza di un anno, sono divenuti realtà e che costituiscono un valido aiuto per la partecipazione delle donne alla vita economica e sociale del mio Paese. Mi riferisco al Piano "Italia 2020. Programma di azioni per l'inclusione delle donne nel mercato del lavoro" e al relativo Piano d'Intesa sui criteri di ripartizione delle risorse per gli interventi a favore della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, risorse che ammontano a 40 milioni di euro. Entrambi hanno il merito di incoraggiare la presenza delle donne nel mercato del lavoro, attraverso nuove concrete misure, quali la creazione di servizi per la cura dell'infanzia, il sostegno economico a chi lavora da casa tramite tele-lavoro e gli sgravi fiscali sul lavoro delle donne del Mezzogiorno.
A questo grande piano, hanno fatto seguito numerosi Progetti finalizzati alla promozione del principio di pari opportunità e del mainstreaming di genere, con particolare riguardo alle regioni del Sud Italia, per migliorarne la qualità della vita, l'imprenditoria femminile e la lotta al disagio sociale femminile. Seppur all'interno di un quadro economico generale difficile, quindi, l'occupazione femminile nell'ultimo anno è aumentata dell'1,4%.
I dati dell'Istituto nazionale di statistica evidenziano picchi positivi soprattutto nell'ultima fase dell'anno appena concluso: nel solo mese di dicembre sono state censite ventisettemila donne disoccupate in meno. Questi soddisfacenti risultati dimostrano che le misure contenute nel Piano Italia 2020 proseguono in un trend positivo.
Nel 2010 la quota dei bambini italiani sotto i 3 anni d'età, che trova posto in un asilo nido, è pari quasi al 16%, in crescita rispetto al dato dell'anno precedente.
Aumentano anche le aziende "rosa". Secondo il Rapporto Nazionale sull'imprenditoria femminile, realizzato da Unioncamere con la collaborazione del Dipartimento per le Pari Opportunità e il Ministero dello Sviluppo Economico, ci sono 1,4 milioni di aziende "rosa". A metà del 2010 le imprese femminili in Italia erano 1.421.085, il 21% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. L'attività di queste imprese in rosa si concentra prevalentemente nei servizi, in particolare quelli riferiti alla sanità e assistenza sociale, dove quasi un'impresa su due, il 41%, è guidata da una donna. Forte la crescita delle imprese a guida femminile nel Mezzogiorno d'Italia, dove la percentuale delle aziende guidate da donne sale al 26,1%.
Per favorire una maggiore presenza femminile nel settore dell'economia, siamo intervenuti con strumenti legislativi: ho sostenuto il progetto di legge, in discussione in Parlamento,  per l'introduzione di "quote" del 30 per cento per il genere meno rappresentato nei Cda delle aziende quotate e, soprattutto, la Direttiva 54, recepita dal Consiglio dei ministri, che sanziona con pene severe chi discrimina una donna sul luogo di lavoro e, per la prima volta, include, tra i fattori discriminanti, i trattamenti di sfavore subiti da chi ha rifiutato comportamenti indesiderati o molestie sessuali. I datori di lavoro possono ora essere puniti con un'ammenda da 250 a 1.500 euro e, se non ottemperano alla sentenza che accerta la discriminazione, è stabilita una multa fino a 50 mila euro o l'arresto fino a sei mesi. Quanto all'accesso alle prestazioni previdenziali, viene riconosciuto alle lavoratrici il diritto di proseguire il rapporto di lavoro fino agli stessi limiti di età previsti per gli uomini.
In merito al tema principale di quest'anno, vorrei sottolineare che in Italia il numero di donne che persegue una carriera scientifica è cresciuto notevolmente negli ultimi vent'anni. Nonostante ciò, solo una percentuale minima delle posizioni apicali nel mondo della ricerca è occupato da donne. Secondo il Rapporto del 2009 della Commissione Europea "She Figures - Statistiche e indicatori sulla Parità di Genere nella Scienza" le donne rappresentano il 33% dei ricercatori italiani (sopra la media europea che si attesta al 30%) ma solo il 20% raggiunge le posizioni di leadership.
In campo scientifico si ritrovano dunque molti dei fenomeni di esclusione che colpiscono il genere femminile anche in altri settori della vita politica, economica e sociale. Aumentano, come dimostrano gli indici internazionali, i livelli di alfabetizzazione delle bambine e delle giovani: si registra un'alta presenza delle ragazze alle scuole superiori (79 per cento) che supera di gran lunga quella dei ragazzi (56 per cento). Senza contare che all'università le donne rappresentano il 60 per cento dei laureati e in media vantano un punteggio superiore rispetto ai colleghi uomini. L'interesse delle istituzioni si attesta sull'accesso e sulla partecipazione delle donne, specialmente di media età, alla formazione nei settori scientifico e tecnologico, in considerazione dell'attuale quadro di un'economia sempre più basata sulla conoscenza. In Italia, dunque, persiste una situazione di disparità di genere in tali settori, e ciò costituisce un elemento di debolezza della ricerca e del mercato del lavoro.
Consapevole di questo, ho desiderato illustrare brevemente quanto recentemente fatto per promuovere ed assicurare l'attuazione di politiche di pari opportunità a tutti i livelli della scienza, della tecnologia e della ricerca scientifica. Vorrei portare ad esempio due importanti progetti coordinati dal mio Ministero.
Il progetto "PRActising Gender Equality in Science" (PRA.G.E.S.) ha avuto il merito di mettere a sistema le "buone pratiche" nel settore della ricerca scientifica e si è concluso nel 2009 con la pubblicazione delle "Linee Guida per la Parità di genere nelle Scienza", che - ho piacere d'informare la presidenza di turno - sono state tradotte anche in ungherese. Il progetto Women Careers Hitting the Target" (WHIST), che si concluderà invece a luglio 2011, si occupa di monitorare, dirigere e analizzare la diversità di genere nel mondo della ricerca pubblica universitaria.
Nel settembre 2010, inoltre, come Ministro per le Pari Opportunità, ho siglato insieme al Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, un protocollo d'intesa finalizzato a elaborare misure concrete per conseguire la parità di genere nella scienza, combattere la sottorappresentanza delle donne nei settori scientifici, favorire l'avanzamento delle carriere delle donne, migliorare la presenza delle donne nel mercato del lavoro nel settore scientifico e, in particolare, nei posti decisionali.
Il Protocollo ha come obiettivo principale l'abbattimento degli stereotipi di genere e, per la medesima finalità, è stata anche istituita la "settimana contro la violenza nelle scuole", ormai alla sua terza edizione, con l'intento di creare un momento di riflessione sui temi del rispetto delle differenze, dell'accoglienza e della legalità, che coinvolga studenti, genitori e docenti e metta a sistema le buone pratiche attuate nelle scuole italiane.
L'impegno dell'Italia è stato inoltre costante anche sul piano della lotta alla violenza di genere. Posso aggiungere con soddisfazione che per la prima volta il mio Paese ha adottato un Piano nazionale contro la violenza sulle donne e lo stalking, che mette a frutto l'esperienza dei Centri antiviolenza nelle Regioni italiane e del numero di pubblica utilità attivo contro questo fenomeno. Già l'anno scorso, il provvedimento antistalking, del quale ricorre proprio in questi giorni il secondo anniversario dall'entrata in vigore, era stato considerato da molti paesi (la Svezia su tutti) una "buona pratica". Secondo i dati più recenti, sono 10 mila 149 i delitti commessi e 10 mila 385 le persone denunciate, di cui 1.811arrestate. Sono proprio questi numeri a confermarci quanto fosse fondamentale aver inserito nell'ordinamento italiano il reato di stalking, se pensiamo che ogni mese vengono denunciate 547 persone e arrestate 95.
Passando ad un altro tema collegato, quello della tutela dell'immagine della donna sui media, anche qui  sono stati realizzati due importanti interventi.  Il Ministero per le Pari Opportunità e l'Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria, hanno siglato un protocollo d'intesa per rendere più efficace la collaborazione nel controllo e nel ritiro di pubblicità, per la carta stampata o per la televisione, che svilisca l'immagine  della donna con raffigurazioni o scene offensive e volgari, o che sia apertamente sessista. Non è prevista alcuna forma di censura, ma l'obbiettivo è quello di mettere un freno a messaggi sbagliati e pericolosi. L'amministrazione potrà chiedere il ritiro di una pubblicità in tempo quasi reale, comunque entro 48 ore di tempo, completamente a costo zero, riuscendo a monitorare la comunicazione pubblicitaria nella sua quasi totale interezza, dal momento che l'Istituto di Autodisciplina rappresenta diciotto sigle del mondo pubblicitario e tra gli associati ci sono i principali network italiani.
Sempre su questo fronte il governo italiano ha voluto inserire nel nuovo Contratto nazionale di servizio Rai clausole che impegnano la tv di Stato a dare una rappresentazione più corretta della figura femminile. Nel capitolo dedicato all'offerta televisiva, il Governo ha inserito tra gli obblighi di servizio pubblico la trasmissione di programmi diretti a valorizzare una più moderna rappresentazione della donna, con particolare attenzione alla sua crescita sociale, ai suoi diritti costituzionali, al suo ruolo nella famiglia, nella società civile, nelle istituzioni, nel mondo del lavoro.
È stato previsto un analogo obbligo di trasmissione anche per le rubriche radiofoniche dedicate al tema delle pari opportunità e nella programmazione destinata all'estero. Viene  inoltre sancito l'impegno della Rai alla prevenzione e al contrasto della violenza sulle donne, attraverso la realizzazione e la diffusione di specifici programmi, anche in collaborazione con soggetti pubblici.
Vorrei infine brevemente ricordare l'oramai decennale impegno italiano nella lotta alle mutilazioni genitali femminili: proprio in virtù di questo impegno, a margine di questa sessione della CSW, ospiterò, insieme ad alcune distinte personalità, un evento dedicato alle mutilazioni genitali femminili, che, mi auguro, possa contribuire ad un ulteriore progresso verso il nostro comune obiettivo.
Vi ringrazio per l'attenzione.

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