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62ma Sessione della Commissione ONU sulla Condizione Femminile (CSW62)

Data:

14/03/2018


62ma Sessione della Commissione ONU sulla Condizione Femminile (CSW62)

Intervento della Vice Ministra dello Sviluppo Economico, On. Teresa Bellanova, al Side Event su “Accelerating efforts to eliminate Female Genital Mutilation and child, early, and forced marriage by 2030” (co-organizzato da Italia, Burkina Faso, Etiopia, Uganda, Zambia, UNICEF, UNFPA/UNWOMEN)---

Gentili colleghi,
Signore e Signori,

consentitemi innanzitutto di ringraziare, a nome del Governo italiano, i co-sponsor di questo evento e tutti voi per essere qui oggi.

L’adozione della Risoluzione “Intensificare gli sforzi globali per eliminare le mutilazioni genitali femminili” da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2012 ha segnato il punto di svolta che ci fa ritrovare qui da quel momento con una rinnovata responsabilità, ma anche con un sincero motivo di orgoglio e soddisfazione.

La ferma condanna dell’ONU contro le escissioni ha sugellato il successo di uno sforzo ampio ed intenso oltre che il punto di arrivo, nel percorso impervio dell’affermazione della tutela dei diritti umani, al quale si è arrivati grazie alla perseveranza del Gruppo promotore di Paesi africani e al sostegno di organizzazioni non governative e di Stati, come l’Italia, che hanno creduto fermamente in questa battaglia.

Vorrei inoltre ricordare e riconoscere ufficialmente in questa sede l’importante ruolo svolto, negli anni, dall’UNICEF e dall’UNFPA sul tema.

La lotta alle pratiche dannose, quali le mutilazioni genitali femminili e i matrimoni precoci e forzati, costituiscono temi a cui l’Italia attribuisce la massima priorità.

Sul piano internazionale conduciamo con determinazione un’azione costante per l’eradicazione di questi fenomeni. In ambito ONU, in particolare, l’Italia partecipa attivamente, con un approccio costruttivo ed equilibrato, ai negoziati sulle Risoluzioni adottate dall’Assemblea Generale e dal Consiglio Diritti Umani dell’ONU sulle mutilazioni genitali femminili e sui matrimoni precoci e forzati.

Nel 2014, inoltre, l’Italia ha sottoscritto la Carta del Summit sui diritti delle bambine relativa all’eliminazione delle MGF e dei matrimoni precoci e forzati, per ribadire, tra l’altro, l’importanza di istruzione, sostegno, misure sociali e servizi per contrastare tali fenomeni e l’urgenza di ridurre l’esposizione delle donne a violenze e abusi, consentendo loro una vita basata su libere scelte.

Al fine di accelerare ed intensificare a livello globale la lotta per l’eradicazione di tutte queste pratiche estremamente dannose, sensibilizzando sia il settore pubblico che quello privato, è importante adottare un approccio omnicomprensivo e multidisciplinare che includa tutti gli attori coinvolti e tenga conto del legame intercorrente tra tali pratiche, disuguaglianza di genere e violenza sulle donne. Sono necessarie politiche integrate che favoriscano l’attuazione degli impegni internazionali, con un metodo inclusivo volto a perseguire un cambiamento non solo a livello normativo, ma anche sul piano della necessaria sensibilizzazione del tessuto sociale.

La lotta contro le mutilazioni genitali femminili rappresenta una delle aree prioritarie per la Cooperazione Italiana.

Il nostro Paese è infatti uno dei maggiori donatori impegnati nella lotta all’eradicazione di questo fenomeno. Tale impegno è stato accompagnato da una erogazione di fondi pari a circa 25,4 milioni di euro nel periodo 2004-2018. Sin dal 2004 infatti l’Italia ha finanziato l’iniziativa UNICEF in materia, all’origine dell’azione multilaterale da cui è nata in seguito, nel 2008, la collaborazione tra UNICEF e UNFPA per il programma congiunto “Mutilazioni genitali femminili: accelerare il cambiamento”, rivolto soprattutto ad azioni da realizzare in 17 Paesi africani, di cui continuiamo orgogliosamente ad essere tra i principali donatori.

Nel 2017 si sono concluse le prime due fasi del programma con risultati di rilievo, tra cui cito la protezione di 2,3 milioni di ragazze e donne, le quali hanno avuto accesso ai servizi essenziali di prevenzione, protezione e cura.

Il successo degli interventi fino ad ora realizzati, che ha mobilitato istituzioni e società civile dei Paesi africani, ha portato la Cooperazione italiana ad approvare lo scorso gennaio un nuovo contributo del valore di 1,8 milioni di euro per il 2018 per il lancio della III Fase del Programma congiunto UNFPA/UNICEF (2018-2021).

Nel 2014, il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale ha finanziato, tramite un contributo multi-bilaterale di 750.000 euro a favore di UNFPA, un progetto per il contrasto ai matrimoni forzati in Burkina Faso, Etiopia e Mozambico. Il programma ha contribuito alla più vasta iniziativa di UNFPA-UNICEF dal titolo “Azione per le ragazze adolescenti” lanciata nel 2012, finalizzata alla riduzione dei matrimoni precoci e forzati in 12 Paesi target. L’obiettivo del programma è in particolare quello di proteggere i diritti umani delle ragazze attraverso una combinazione di interventi mirati, tesi a posticipare il matrimonio e prevenire gravidanze precoci e non desiderate, oltre che a promuovere l’empowerment delle donne.

Sul piano nazionale, tengo a sottolineare infine che l’Italia molto ha fatto ma altrettanto deve continuare a fare in questa direzione. Con la Legge n. 7 del 9 gennaio 2006 "Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile" , l’Italia ha voluto dare un segnale significativo: prevenzione e divieto sono in questo ordine gli elementi che ne caratterizzano le misure. Il Governo ha inoltre previsto specifiche risorse destinate a tradurre la prevenzione in atti concreti, affinché nessuna bambina subisca più mutilazioni.

Nel dicembre scorso, infine, il Governo italiano ha adottato specifiche Linee guida per il riconoscimento precoce delle vittime di mutilazioni genitali femminili o altre pratiche dannose. L'obiettivo di tali linee guida consiste nel fornire indicazioni agli operatori Centri di primo soccorso e accoglienza (CPSA), dei centri di accoglienza (CDA) e dei centri di accoglienza per richiedenti asilo (CARA), sul modo in cui ci si debba comportare di fronte a presunte vittime di MGF, matrimoni forzati o altre pratiche dannose, e su come promuovere il loro accesso a risorse adeguate e sicure, e alla protezione internazionale per ragioni legate alla violenza subita.

Si tratta ora di intensificare gli sforzi al fine di rimuovere alla radice le pratiche dannose. Questa sarà la nuova sfida sulla quale ci dovremo confrontare, al fine di debellare le pratiche di escissione e infibulazione e i matrimoni precoci e forzati nei Paesi in cui queste orribili pratiche purtroppo ancora perdurano.

Grazie per l’attenzione.

 


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