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Consiglio di Sicurezza

 

Consiglio di Sicurezza

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L’Italia, ammessa alle Nazioni Unite il 14 dicembre 1955, ha sempre guardato all’Organizzazione come un cardine della sua azione di politica estera contribuendo attivamente a un multilateralismo efficace, costruttivo e inclusivo.

 

L’Italia in Consiglio di Sicurezza

Il Consiglio di Sicurezza è l’organo esecutivo delle Nazioni Unite responsabile del mantenimento della pace e della sicurezza internazionali. E’ composto da cinque membri permanenti con diritto di veto (Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Russia e Cina) e dieci membri eletti per mandati biennali.

L’Italia è stata eletta membro del Consiglio di Sicurezza per sette bienni (1959/1960; 1971/1972; 1975/1976; 1987/1988; 1995/1996; 2007/2008; 2017/2018). In occasione delle elezioni dei membri del Consiglio di Sicurezza per il 2017/2018, Italia e Paesi Bassi hanno deciso di condividere il mandato, in segno di unità e solidarietà tra paesi dell’Unione Europea anche in sede ONU. In base a questa intesa, l’Italia ha occupato il seggio per il 2017 ed ha passato il testimone per il 2018 ai Paesi Bassi, con cui e'  proseguita la stretta collaborazione che ha caratterizzato il primo anno di mandato.

 

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296 riunioni formali, 176 consultazioni, 24 riunioni informali, 5 missioni, 61 Risoluzioni, 27 dichiarazioni presidenziali e 93 dichiarazioni alla stampa: questi i numeri del Consiglio di Sicurezza nel 2017, cui l’Italia ha contribuito attivamente in difesa delle priorità nazionali e dei valori del multilateralismo.

Al centro del nostro impegno un concetto di sicurezza fondato sul legame inscindibile tra stabilità, sviluppo e rispetto dei diritti umani, che abbiamo calato nei principali teatri di crisi all’attenzione del Consiglio di Sicurezza, partendo da quelli a noi più prossimi e in cui l’Italia è in prima fila – Libia, Mediterraneo, Medio Oriente, Sahel e Africa Orientale.

Le sfide contemporanee alla pace e alla sicurezza internazionali - terrorismo e estremismo violento, traffico di esseri umani, traffici illeciti, pressioni migratorie, cambiamento climatico - richiedono una risposta internazionale coerente e ancorata al multilateralismo. Una priorità che ha guidato la nostra azione in Consiglio di Sicurezza, e che si riflette nel progetto di riforma dell’ONU promosso dal Segretario Generale Guterres, che l’Italia sostiene con convinzione. L’obiettivo è quello di rendere il sistema ONU nel suo complesso più snello, flessibile e integrato, rafforzando anche i partenariati con le organizzazioni regionali e sub-regionali, in base al principio di sussidiarietà, e il ruolo della società civile, a cominciare dai giovani e dalle donne.

Lungo queste linee direttrici abbiamo sviluppato la nostra azione concentrandoci sulla complessità e l’interconnessione delle sfide che coinvolgono oggi il Mediterraneo e, in particolare, la Libia, e attirando l’attenzione su tematiche trasversali prioritarie per il nostro Paese, come quella dei rifugiati, del traffico di esseri umani e della protezione dei beni culturali. Su queste premesse, l’Italia ha proposto due Risoluzioni adottate all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza: la prima sulla lotta al traffico di esseri umani, innovativa per l’inedita attenzione dedicata all’assistenza e ai diritti delle vittime; la seconda, sulla tutela dei beni culturali e il contrasto al loro traffico e alla loro distruzione in situazioni di conflitto, che l’Italia ha promosso assieme alla Francia. Siamo inoltre fondatori e co-presidenti con Cipro di un Gruppo di Amici per la tutela dei beni culturali, lanciato in aprile 2018.

L’Italia si è impegnata a favorire l’attuazione dei criteri di fondo della riforma delle operazioni di pace per migliorarne l’efficacia e renderle adeguate all’evoluzione dei bisogni reali dei Paesi interessati. Su nostra iniziativa, il Consiglio ha adottato una risoluzione che valorizza il ruolo della componente di polizia nelle operazioni di peacekeeping, anche attraverso la formazione dei caschi blu, per rafforzarne le funzioni di protezione dei civili, assistenza alle istituzioni locali nella lotta contro il crimine organizzato e nel contrasto alla violenza di genere.

Infine, abbiamo introdotto per la prima volta in Consiglio di Sicurezza il tema dell’impatto ambientale delle missioni ONU. Anche su questo aspetto, di grande attualità e rilevanza nel quadro della riforma del peacekeeping, l’impegno dell’Italia prosegue, fuori dal Consiglio di Sicurezza, in veste di iniziatori e co-presidenti, assieme al Bangladesh, di un Gruppo di Amici dedicato istituito nel febbraio 2018.

 

Riforma del Consiglio di Sicurezza

Un Consiglio di Sicurezza più democratico, rappresentativo, inclusivo, trasparente ed efficace: sono i principi ispiratori di una riforma attesa da oltre 20 anni e che sono stati tradotti in varie proposte volte ad ottenere un ampliamento del Consiglio ed una modifica della sua composizione interna; un miglioramento dei suoi metodi di lavoro; una regolamentazione dei suoi strumenti, incluso il potere di veto; e un riequilibrio dei rapporti tra il Consiglio e l’Assemblea Generale.

Fin dall’istituzione dell’Open Ended Working Group (OEWG) per la riforma del Consiglio di Sicurezza nel 1993, l’Italia ha svolto un ruolo di impulso animando la riflessione sul tema.

Nel 2005, l’Italia ha dato vita al movimento “Uniting for Consensus” (UfC), del quale ricopre tuttora il ruolo di coordinatore. Dopo la decisione assunta nel 2008 dall’Assemblea Generale di chiudere l’esperienza dell’OEWG e passare al negoziato intergovernativo, nel 2009 - d’intesa con la Colombia - l’Italia ha presentato un progetto di riforma fondato sulla creazione di una nuova categoria di seggi a lungo termine e sulla modifica dei metodi di lavoro. Nel 2014, infine, nella ricerca di una soluzione di compromesso con i Paesi favorevoli all’istituzione di nuovi seggi permanenti, l’Italia ha annunciato un’ulteriore modifica della piattaforma negoziale concordata con gli altri Paesi UfC, che contempla la possibilità di rielezione immediata dei membri di lungo termine del Consiglio.

 

 


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