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Interview of PR Marrapodi with Noi Magazine on “Youth, Peace and Security: at the UN to cultivate what unites us”

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Giovani, pace, sicurezza: all’ONU per coltivare ciò che ci accomuna.

Responsabilità e speranza: l’ambasciatore Giorgio Marrapodi, rappresentante dell’Italia alle Nazioni Unite, parla alle studentesse e agli studenti di Noi Magazine: «Continuate a credere nella cooperazione tra i popoli»

Intervista di Natalia La Rosa

Collaborazione, dialogo, pace. So­no i valori invocati continuamente sulle nostre pagine da studentesse e studenti di Sicilia e Calabria: ce ne facciamo portavoce, scegliendo di concludere con questi auspici l’edizione 2025-2026 dell’inserto Noi Magazine, una stagione intensa e plurale in cui abbiamo avuto il pia­cere di ospitare e proporre alla no­stra platea scolastica e universita­ria tanti contributi preziosi e effica­ci. E in un momento storico in cui gli scenari internazionali ci allar­mano, generando quasi un clima di diffidenza e distacco verso le istitu­zioni sovranazionali, ci affidiamo ad una voce autorevole: quella dell’ambasciatore Giorgio Marra-podi, cui è stato da poco affidato l’il­lustre compito di rappresentare il nostro Paese alle Nazioni Unite. Il diplomatico di origini calabresi ha accolto migliaia di giovani nell’am­bito delle iniziative che portano le scuole al Palazzo di Vetro.

Cosa significa rappresenta­re l’Italia all’Onu e come si può rinsaldare la fiducia verso or­ganismi che operano con il multilateralismo per il dialogo e la pace?

Rappresentare l’Italia all’ONU a New York è un grande onore e ringrazio il Governo italiano, il Ministro Tajani e la mia Ammini­strazione per avermi attribuito questo importante incarico. Tante cose sono cambiate nel mondo e nelle Nazioni Unite tra il primo servizio a New York nella seconda metà degli anni ’90 e il mio attuale mandato di Ambasciatore, ma una cosa è rimasta solida: l’ammi­razione di cui l’Italia gode nel Pa­lazzo di Vetro, da parte di tutti i Paesi. Quanto alla percepita crisi delle istituzioni multilaterali, ad 81 anni dalla sua fondazione l’ONU, pur con la necessità di una riforma, resta il luogo per eccel­lenza in cui i 193 Stati della comu­nità internazionale dialogano e ri­cercano soluzioni ai problemi co­muni. Come ha detto il nostro Pre­sidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non esistono alternati­ve al multilateralismo, ameno che non si ritenga di imboccare la stra­da dei conflitti permanenti.

Eventi come il Change the World Model United Nations coinvolgono i giovani nei temi globali: come si può dare loro un impatto reale?

Siamo tra i Paesi più attivi nel­le simulazioni negoziali in ambito ONU. Quest’anno abbiamo avuto circa 14 mila studenti provenienti dalle scuole di tutta Italia, che hanno riempito più volte l’Assem­blea Generale delle Nazioni Unite, trasmettendo un’energia conta­giosa, un fermento positivo che è linfa vitale per l’Organizzazione. Quando ho incontrato i giovani partecipanti, ho trasmesso un messaggio di responsabilità e spe­ranza, che rinnovo alle studentesse e­ gli studenti lettori di Noi Ma­gazine: l’Italia continua a investi­re nel sistema multilaterale e a credere nel diritto internazionale che regola la pacifica convivenza tra i popoli e le nazioni, e questa è l’eredità che vogliamo trasmette­re alle giovani generazioni che de­vono credere nella cooperazione tra i popoli come base per costrui­re un mondo più giusto e pacifico. Al Palazzo di Vetro uno dei temi di discussione principali riguarda proprio l’agenda “Giovani, pace e sicurezza”.

Quali competenze servono per operare in contesti interna­zionali?

Esperienze come le simulazio­ni negoziali aiutano a crescere, perché inducono a uno sforzo di comprensione delle ragioni dell’altro, abituano al confronto, aprono la mente a trovare soluzio­ni, a capire che di fronte alle diffe­renze dobbiamo cercare ciò che unisce. In generale, viaggiare, vi­vere, studiare o lavorare all’estero permette di sviluppare nuovi oriz­zonti, spirito di adattamento, ca­pacità di dialogo, ma anche di com­prendere meglio se stessi. L’attitu­dine al dialogo inter-culturale è, in particolare, fondamentale per questo tipo di carriere e, sotto que­sto profilo, noi italiani vantiamo una naturale propensione al con­tatto con altri popoli. Ciò vale a maggior ragione per regioni come la Calabria e la Sicilia, che sin dall’antichità sono state punti di incontro di civiltà diverse.

Lei viene dalla Calabria, che come la Sicilia continua a fare i conti con la fuga di giovani, in un Sud spesso raccontato solo per ritardi e divari: esistono in­vece risorse che potrebbero cambiare la narrazione?

Sono convinto che la migliore risorsa, tra le tante del nostro Pae­se e dei nostri territori, risiede nel capitale umano, donne, uomini, giovani che, formati nelle nostre scuole e universita’ definiscono il genio italiano tanto apprezzato an­che all’estero. Nei miei ruoli istitu­zionali, così come nelle esperienze maturate in Italia e all’estero, ho avuto modo di incontrare eccellen­ze italiane in ogni settore. E credo che oggi ci sia un sistema sud” che sta dimostrando la sua forza.

A una ragazza o a un ragazzo che guarda alle carriere inter­nazionali, cosa consiglierebbe?

Il mio consiglio ai giovani è quello di intraprendere un per­corso internazionale, senza timo­re di confrontarsi con realtà nuo­ve e culture diverse, perché non c’è nulla di più bello e stimolante che rappresentare il proprio Pae­se all’estero o contribuire, con il proprio lavoro e le proprie compe­tenze, alla crescita dell’Italia e del territorio da cui si proviene. E non bisogna mai dimenticare le pro­prie radici, il punto di riferimento che ci accompagna anche nei con­testi più lontani.